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Influencer? Ok, ma con moderazione…

by Simone / 05-02-2020
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Dall’avvento di YouTube e della relativa monetizzazione, sempre più persone si sono date all’attività di influencer. Alcuni di questi ottenendo addirittura guadagni che gli permettono di condurre una vita da nababbi.

C’è chi si dedica al make-up, chi allo shopping, chi al mondo della musica… E poi ci sono i tuttologi.
La tuttologia rappresenta un grosso problema per tutta una schiera di professionisti che spesso si vedono infangati da personaggi che, il più delle volte neanche consci della complessità del tema, espongono i propri argomenti in modo convincete attraverso gli stratagemmi comunicativi della pubblicità dei detersivi.

Mi sono spesso soffermato a ragionare sull’effettiva funzione di queste esperti a tutto tondo chiedendomi: “a cosa servono? cosa insegnano ai loro milioni di follower?” e, ancora, “producono effetti benefici o distruttivi?”.

Sostanzialmente, l’unica attività di cui si occupano è aumentare il loro valore potenziale attraverso il pubblico che possono raggiungere. Molti di questi, creano engagement solo attraverso delle peculiarità a comunicativo (potremmo parlare di semiotica) e non attraverso il contenuto.

In pratica, diventano un veicolo attraverso il quale divulgare messaggi altrui, fino a voi. Fin qui, nulla di sbagliato, ma quando questo va a ledere altre attività e i clienti stessi di queste; qualcosa di sbagliato, forse, c’è.

Questo argomento abbraccia le intenzioni e lo scopo sociale della nostra attività, per questo rimango sempre perplesso vedendo i video di un famoso blogger (di cui non farò il nome per questioni di privacy) che riferendosi a tutta la macroarea del marketing, sostiene sia alla portata di tutti. In realtà, non è suo interesse farvi arrivare a realizzare ciò che dice, ma solo che voi pensiate sia così.

Ora è necessario comprendere cosa significa “alla portata di tutti”.

Se si intende che con impegno chiunque può raggiungere gli obiettivi che si prefigge, forse, e sottolineo forse, sarebbe ancora un pelino vero. Ma non è studiando online che possiamo trasformarci in cardio-chirurghi,  fisici nucleari e astronauti.

Tornando al marketing, credo venga spesso confuso con la pubblicità nel senso di comunicazione finalizzata alla vendita, e sfugga completamente quali sono le competenze, anche scientifiche, necessarie in questo tipo di settore. Soprattutto in ambito digitale.

Si passa dalle competenze in ambito matematico-statistico, a quelle di design di interfacce, allo sviluppo front-end e back-end fino alla piena conoscenza delle piattaforme di advertising (per altro, oggi molto numerose). Non basta “andar lì e mettere in piedi la campagna”.

Se allevassi cavalli, sono abbastanza convinto che non sarei in grado di fare misurazioni statistiche per capire dove puntare una campagna di marketing per ottimizzare gli investimenti in funzione di una massimizzazione del ROI.

Sono altresì convinto che non sarei in grado di progettare la UI di una landing page per acquisizione contatti, tenendo conto della UX del potenziale cliente.

Al giorno d’oggi, si pensa che tutto sia semplice e alla portata di un click perché, in effetti, per la maggior parte delle cose è così.
Resta vero quando bisogna sgorgare un tubo, o quando si vuole preparare un arrosto. Ma siete in grado di rifare da soli le condutture di un palazzo o di preparare un banchetto per 300 persone?

Mi dispiace deludere chi crede alla storia dei marketing facile per fare i soldi online, ma la realtà è che nulla sostituisce preparazione, studio e conoscenza nel proprio ramo.

Questo è proprio ciò che fa la differenza tra chi fa volare un aquilone e un astronauta.

Il professionismo richiede tanta dedizione e soprattutto tanto studio, nulla di ciò che è professionale è alla portata di un click.

Full Stack Web Developer and Audio Engineer. Ha collaborato a diversi progetti con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN-LNF) e un progetto sulle reti neurali in compartecipazione con: Università di Roma Tor Vergata, Centro di Tecnologia Biomedica di Madrid, Università Complutense e Politecnico di Madrid.

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